martedì 21 luglio 2009

Ivan il terribile (Ivan Groznyj - 1944) - 1ª parte -

Ivan il Terribile è la prima parte di quella che doveva diventare una monumentale trilogia sulla storia del primo zar di Russia. Resta solo il primo film e il secondo: La congiura dei boiardi.
Purtroppo la terza parte non vide mai la luce in seguito alla prematura scomparsa del regista a soli 50 anni. Sergej Michajlovič Ejzenštejn, che aveva conosciuto le censure del regime stalinista, riuscì a portare a termine le prime due parti dell’opera e a donare alla cultura moderna due fra i più importanti capolavori della cinematografia.
Ivan il Terribile


A. J. Golovin, Ritratto di Feodor Chaliapin nel ruolo di Boris Godunov (1912)

Ejzenštejn amava la pittura e tutte le arti figurative. Attraverso l’analisi e lo studio dei dipinti egli interpretava le diverse possibilità di sviluppare visivamente e intellettualmente la composizione cinematografica.

“(…) amo più di tutto la messinscena. La messinscena nel senso stretto del termine consiste nella combinazione degli elementi spaziali temporali di quando gli individui compiono in scena.
Mi ha sempre affascinato il processo in cui le linee d’azione indipendenti si intrecciano con le proprie singole leggi che regolano i toni dei disegni ritmici e degli spostamenti spaziali, trasformandoli in un tutto unico pieno d’armonia
”. Sergej M. Ejzenštejn

Le splendide inquadrature di Ivan il terribile si rifanno alla tradizione pittorica dei migliori modelli di pittori russi di fine ottocento.

Ivan il Terribile

Le sequenze della presunta morte di Ivan e della morte vera che colpisce Anastasija sua moglie, ricalcano fedelmente le atmosfere suggestive dei dipinti di Scharz Grigorjewitsch, con un chiaro riferimento a un opera in cui ritrae la morte del figlio di Ivan assassinato dal padre. Ejzenštejn si serve del quadro per realizzare la messa in scena del set, dai candelabri che circondano il feretro, dagli affreschi che vestono le pareti della chiesa ai panneggi che scendono lungo la bara.

Ivan il Terribile
Ivan il Terribile

Cambiando l’impostazione prospettica delle figure, il regista mantiene però la stessa postura dei personaggi ritratti nel quadro. Copia e traduce per lo schermo la gestualità dei protagonisti dei dipinti, assoggettandola alle regole temporali del racconto filmico.

Wjatscheslaw G. Schwarz, Ivan il terribile vicino a suo figlio che ha assassinato (1864)


Ivan il Terribile


Ivan il terribile vicino a suo figlio che ha assassinato (particolare)

Diverse inquadrature hanno origine dall’iconografia popolare russa. La sequenza che vede il portavoce dello zar comunicare al popolo la volontà di Ivan di lasciare temporaneamente Mosca, nasce da alcuni dipinti dei cosiddetti pittori ambulanti, testimoni delle tradizioni storiche del proprio paese. Il taglio orizzontale dell’inquadratura è lo stesso del dipinto di Schwarz, sullo sfondo si può notare la chiesa di San Pietro Burgo con annesse altre chiese.

Ivan il Terribile


Wjatscheslaw G. Schwarz, Domenica delle Palme a Mosca... (1865)


Ivan il terribile

Boris Godunov, (1913)

La scena finale, vede lo zar Ivan osservare i fedeli che implorano il suo ritorno a Mosca. Ejzenštejn ricorre al dipinto di Vasnezov. Ripropone l’imponente figura dello zar attraverso l’interpretazione dell’attore Nikolaj Cerkasov.

Ivan il terribile


Viktor Mikhailovič Vasnetsov, Ivan IV il Terribile (1897)

venerdì 3 ottobre 2008

La ragazza con l’orecchino di perla (Girl with a pearl earring – 2003)

Un film sulla vita del pittore olandese Jan Vermeer vissuto nel 1600.
Un’artista che ha spesso dipinto figure poste davanti ad una finestra colte in atteggiamenti quotidiani, descritti con poetica semplicità.

Essendo un film “biografico” Peter Webber ricostruisce le stesse composizioni, che sono servite all’ artista, per ritrarre le sue immagini. Ma non è solo un film di accurata ricostruzione ambientale, il regista infatti, interpreta con raffinata intelligenza la lezione di Vemeer, riuscendo a mettere sullo schermo gli stessi identici raccordi tonali e gli stessi rapporti di bilanciamento fra i chiari e gli scuri.

La ragazza con l'orecchino...

La lezione di Vermeer viene fedelmente riproposta nel film, dal taglio della luce che arriva sempre di lato sulle figure...

Johannes Vermeer, Donna con collana di perle (1664) - Donna con bilancia (1664)


...agli interni con finestre e porte socchiuse fino ai giochi di penombre e controluce che hanno caratterizzato tutte le opere di questo pittore.

La ragazza con l'orecchino...



Johannes Vermeer, Fantesca che porge una lettera (1667)


La ragazza con l'orecchino...



Johannes Vermeer, Il geografo (1668) - L'astronomo (1668)
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I toni caldi dei dipinti di Vemeer vengono riproposti con lo stesso stile del maestro.
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La ragazza con l'orecchino...


Johannes Vermeer, Donna seduta alla spinetta (1675)


La ragazza con l'orecchino...



Johannes Vermeer, La ragazza con l'orecchino di perla o Ragazza con turbante (1665)



La ragazza con l'orecchino...



Johannes Vermeer, Donna in piedi alla spinetta (1672)



La ragazza con l'orecchino...



Johannes Vermeer, Donna con brocca d'acqua (1664)



Johannes Vermeer, Donna che legge una lettera davanti alla finestra (1657)
Soldato con ragazza sorridente (1658)


La ragazza con l0recchino...


L'inquadratura finale della protagonista intenta a cucire, è ricalcata sulla base della Merlettaia, con la luce che entra da una finestra e modella lo spazio circostante.

La ragazza con l'orecchino...



Johannes Vermeer, La merlettaia (1669)

martedì 30 settembre 2008

Fantasia (1940)

“Potrete vedere la musica e ascoltare le immagini” Walt Disney.

Già in passato alcuni artisti avevano realizzato film sulla base di temi musicali importanti visualizzandoli attraverso immagini astratte, è il caso di Oskar Fischinger, un’artista tedesco che Disney decise di assumere per la direzione artistica del primo brano musicale di Fantasia: Toccata e fuga di Johann Sebastian Bach.
In seguito Oskar Fischinger per divergenze con Disney abbandonò il progetto e l’artista non venne accreditato nei titoli di testa, ma il suo contributo artistico restò fondamentale per lo sviluppo visivo del brano musicale.

Anche se non riusciremo a intravedere un riferimento preciso con un’opera d’arte particolare, Fantasia resta comunque il primo film di animazione a sperimentare il rapporto cinema e pittura, partendo da un modello di riferimento che è l’astrattismo con cenni evidenti alla pittura di Kandisky, e al surrealismo di Mirò.

La sequenza si apre con gli orchestranti ai loro posti e il direttore d’orchestra che dirige la sinfonia, lentamente le inquadrature scivolano verso immagini astratte, un fiorire di luci e colori delicati, intervallati da strani e piacevoli effetti visivi irrompono sullo schermo, brevi apparizioni di archetti, corde di violoncello danzano al ritmo della musica. Linee e curve si intersecano le une con le altre e macchie colorate si animano sotto le note di Bach.

Fantasia



Joan Mirò



Fantasia

Oskar Fischinger, Visualizzazioni per Toccata e fuga.



Oskar Fischinger, Visualizzazioni per Toccata e fuga.



Fantasia


Vassily Kandinsky



Fantasia


Questa sequenza, ricca di pathos, richiama tutta l’opera di Kandisky, in particolare un suo saggio Punto, linea e superfice.
Vassily Kandinsky, Punto, linea e superficie (1926)
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Fantasia



Vassily Kandinsky, Several Circles (1926)



Fantasia


Così commentava un grande ammiratore di Walt Disney: “…Disney (e non è un caso che i suoi film siano cartoni animati) rappresenta l’approdo a un mondo in cui vige una completa libertà (…) Quanta divina onnipotenza (di immaginazione) vi è in tutto ciò! Quanta magia nel ricostruire il mondo secondo la nostra fantasia e la volontà. Un mondo immaginario. Un mondo di linee e di colori che si assoggetta e si muta al nostro comando (…) Disney è una meravigliosa ninna nanna per i sofferenti e gli sfortunati e gli oppressi. Per coloro che sono incatenati da tante ore di lavoro e momenti regolati di riposo, da una precisione matematica del tempo, le cui esigenze sono segnate dal centesimo di dollaro…” Sergej M. Eisentein.